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Quando arriva un fratellino…e le cose si mettono male

Quando ero in attesa del mio secondogenito ed ero attanagliata dai dubbi (quelle menate mentali che come sappiamo farcele noi mamme nessuno mai, presente?) alcune amiche già mamme bis e tris erano solite ripetermi lo stesso consolatorio adagio: ma stai tranquilla, che l’amore di una mamma non si divide, mica si moltiplica.

Bellissimo, non c’é che dire. Ma.. utile? Realistico? Proprio per niente.

Perché certo che l’amore si moltiplica, si espande, non raggiunge un limite. Ma le braccia di una madre rimangono due. Le ore di sonno diminuiscono vertiginosamente. I pensieri si accavallano, gli ormoni danzano come bombe disinnescate, e non puoi neanche prenderti il lusso di chiederti come stai, come ti senti, come é diventare di nuovo mamma, perché il tuo cuore é capace solo di pensare al tuo primogenito, che in poche ore é passato dall’essere il cucciolo di casa al diventare per tutti il “fratello più grande”, con tutte le rogne emotive che questa promozione sul campo comporta.

Perché nell’immaginario di molti il fratello maggiore accetta, accudisce, protegge, ama incondizionatamente fin dal primo momento. Certo, un po’ di gelosia ci sta, é normale, é fisiologica, é perfino sana.

Ma quando le cose non vanno così? Quando il quadretto familiare con l’arrivo del secondogenito non é questo idillio bucolico che ci aspettiamo? Quando la risposta emotiva di tuo figlio alla presenza del fratello appena nato comprende così tanta rabbia, sofferenza e paura che all’odiosa domanda “sei felice di avere un fratellino piccolo?” (Tranquilla che c’è sempre qualche fenomeno che lo chiede) risponde con uno sprezzante “no, io lo odio”?

Ecco, succede che una mamma cola a picco.

Colpo al cuore, affondata, sbam.
Arrivano i sensi di colpa, perché se c’é una cosa che noi mamme siamo tanto brave a fare é punirci per cose che abbiamo fatto, per cose che avremmo dovuto fare, per cose che talvolta a malapena pensiamo. Arrivano i litigi con il compagno, che sembra proprio non ci arrivi e non capisca, arrivano le scenate del “grande” e i pianti del “piccolo”, che mica ha chiesto lui di nascere, che a tratti sembra un ingombro scomodo, ma che intanto c’è, e merita di essere amato a tutto tondo, a tutto cuore.

Il piccolo vuole (giustamente) solo la mamma, ma anche il grande la vuole e nello stesso momento, e ti ritrovi a cullare uno mentre l’altro ti si aggrappa alla gamba piangendo, e se dai al primo togli al secondo, e quello di cinque anni ad un tratto fa la pipì a letto e vuole anche lui biberon e ciuccio, e alla fine della giornata sembri non bastare mai, non essere abbastanza.

E insomma, viva il cielo non é sempre così, ma talvolta si. E quello che va detto alle mamme é che quando succede questo, va bene pure. É sano comunque.

E scrivo questo articolo perché a me non lo ha detto proprio nessuno, e io la nascita del secondo l’ho fatta quasi diventare una malattia, per quanto mi sentivo logorata emotivamente. A distanza di due anni ancora non posso fare a meno di commuovermi, di sentirmi il cuore un pochino più pesante, se provo a ricordare quel primo mese di noi quattro, al ritorno dall’ospedale.

Ecco cosa mi sarei voluta sentire dire (e cosa ti direi io, se stai per avere un secondo bambino):

1- Augurati il meglio ma sii pronta per il peggio

Tutto ad un tratto il tuo primogenito potrebbe manifestare una regressione psicologica e cominciare a bagnare il letto di notte, a farsi la pipì addosso di giorno, a mangiare solo se imboccato. Potrebbe dormire male la notte, svegliarsi molte volte cercandoti, essere più nervoso, piangere per sciocchezze, provocarti, cercare in ogni modo di farti arrabbiare. Potrebbe rifiutarsi di andare all’asilo o a scuola, fare dispetti al nuovo arrivato. Tu dovrai cercare di vedere oltre tutto ciò, di sentire le emozioni del tuo bambino, che é sempre piccolo, che ha ancora bisogno di sentirsi tale e di essere trattato con indulgenza in quello che é uno dei momenti più delicati della sua vita.

E sarà difficile. Avere pazienza, intendo. Perciò ti consiglio di leggere un libro stupendo che potrà aiutarti a sopportare meglio la tensione e a capire le motivazioni di tuo figlio.

Si intitola “Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina” di Giorgia Cozza e secondo me dovrebbe essere la “Bibbia” di tutte le coppie in attesa del secondo figlio.

2- Sii realista e sincera con tuo figlio.

In gravidanza leggevo a mia figlia i libri della collana di Alice. In “Alice sorella maggiore” la reazione di alice all’arrivo del fratellino Nino é talmente entusiasta, solare, positiva.. una bambina che vigila sul sonno del fratello e avvisa la mamma se il pannolino é sporco. Il contrasto fra Alice – così imperturbabile e serena nel dividere la mamma con il suo fratellino – e mia figlia adesso mi fa sorridere, ma ai tempi mi fece davvero preoccupare, come se nella sua infelicità, nella sua rabbia, ci fosse un errore “di programmazione” mio, come se insieme avessimo inciampato durante il percorso.

Perché non mi chiedeva di prenderlo in braccio, perché non era amorevole e interessata, perché non era tutto un cuore-sole-amore?

Per questo poi ho voluto dare vita alla storia Il fratellino di Mimi: in questo racconto la mamma spiega a Mimi che la capisce, avere un fratellino a volte può essere una vera rottura, deve fare piano per non svegliarlo e poi é lui a svegliare lei piangendo, il fratellino di Mimi sembra un prepotente che vuole la mamma tutta per sé… ma con il tempo Mimi capirà che un fratello é un amico, qualcuno con cui potrà condividere avventure meravigliose. Mia figlia ha adorato questo libretto fin da subito, mi chiedeva di leggerglielo la sera, sorrideva per le scene in cui si riconosceva.

 

Ecco, se potessi tornare indietro preparerei mia figlia agli aspetti negativi dell’arrivo del fratello, le direi per esempio che i bambini piccoli hanno bisogno di stare molto in braccio e che si attaccano spesso alla tetta, ma che anche se mi vedrà con lui in braccio tutto il giorno questo non cambia l’amore immenso che provo per lei.

Le racconterei di quando lei era piccola, di quante emozioni mi abbia regalato essendo “la prima”, di quanto sia stato difficile a volte, con lei, e di quanto lo sarà anche con il fratellino quando arriverà. Le direi che si sentirà a volte arrabbiata, a volte triste, e che sarà normale, e che passerà. E che non sarà mai sola ad affrontare le sue emozioni, perciò che dovrà sentirsi libera di chiedermi e dirmi qualsiasi cosa, sempre.

3- Ricordati che le persone possono essere grette ed ignoranti

Proteggi tuo figlio dalle domande scomode e dai discorsi che potrebbero ferirlo. Se ti chiedono se é bravo e se si comporta bene e lui é in grado di sentire la tua risposta, fa che questa non sia capace di ferirlo. Sii assertiva e rispondi di sì, che hai un bambino meraviglioso, che sta cercando di avere pazienza e di imparare ad essere il fratello grande. La negatività attira solo altra negatività, per cui parlare male di tuo figlio – anche solo dire che ti fa niente impazzire, che é “monello”, ecc – di sicuro non lo farà sentire amato, al sicuro, accettato. Rispondi tu alle domande che gli vengono poste direttamente e che pensi possano metterlo in difficoltà.

Acquista qualche pensierino per lui e tienilo incartato a portata di mano: i primi tempi il piccolo riceverà molti regali e tante persone non hanno il tatto di presentarsi con qualcosa anche per il grande. In tal caso sii pronta a dargli uno dei tuoi regali per non farlo sentire messo in disparte e renderlo un pochino più “protagonista”.

4- Pensaci prima

Mi consigliavano tutti di abituare mia figlia a stare di più con il padre o con la nonna poiché morbosamente (secondo loro) attaccata a me. “Quando arriverà il nuovo lo vedrai”, mi dicevano. E io rispondevo che Dio per fortuna mi aveva dotata di due braccia.
Come se bastassero. Come se potessi essere in grado di tenere il piccolo e la grande in braccio contemporaneamente, e mi spuntasse per asmosi un terzo braccio che mi permettesse pure di mangiare o lavarmi.

In realtà un secondo e terzo paio di braccia mi avrebbero fatto comodo. Mia figlia era abituata ad addormentarsi solo con me e questo è diventato un problema già dalla prima notte, quando gli orari del nuovo arrivato andavano a cozzare contro quelli della grande, che mi reclamava tra le lacrime affinché la facessi addormentare.

Chiederle di dormire con il papà o di uscire con la nonna, quando questo non faceva già parte della sua routine, la destabilizzava ancora di più facendola sentire rifiutata. Se tornassi indietro comincerei a delegare alcuni attimi con mia figlia, per darle il tempo di accettare altre figure di riferimento, altre abitudini da amare oltre a quelle che aveva con me.

5- Prenditi dei momenti da vivere solo con il grande.

Mi scoraggiavano in molti a farlo poiché “si deve abituare che il fratello ormai c’é ed escluderlo non aiuta“, ma in realtà i momenti che sono riuscita a ritagliarci solo per me e lei sono stati quelli più sereni per entrambe. Quelle due ore rubate per fare colazione fuori solo io e lei o per portarla ai gonfiabili servivano a me per attenuare i sensi di colpa e staccare la spina, e a lei per ritrovare la mamma e farsi coccolare in modo esclusivo. Era più facile condividermi con il fratello dopo quel poco di tempo passato a fare scorta di attenzioni e questo ci ha aiutate a passare quel primo mese più “difficile”, nel passaggio da noi due a noi tre.

Infine, ecco cosa mi sarei voluta sentire dire: sei una brava mamma, lo sei stata con un figlio solo e lo sarai con due. Sarai abbastanza, farai abbastanza e tutto andrà bene.

Forse non domani, forse non tra una settimana. Ma un giorno i tuoi bimbi cammineranno davanti a te, dandosi la mano, dimenticandosi quasi della tua presenza alle loro spalle.

 

 

E allora penserai che è proprio vero, che l’amore si moltiplica e fa da sé, e che sistema ogni cosa da solo, basta saper aspettare.