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Quando i bulli siamo noi

Quando Sveva aveva due anni, conobbi ad un corso una donna, anche lei madre. Inizialmente si avvicinò a me perché ­- diceva ­ – apprezzava i miei interventi durante il corso, la mia linea educativa, il mio sentire. Iniziammo a frequentarci e lì, all’improvviso, tutto ciò che dicevo e che inizialmente l’aveva fatta avvicinare a me, divenne il pretesto per criticarmi apertamente.

Insisteva nel dirmi che mia figlia era troppo attaccata a me, che non sapeva condividere, che non sapeva giocare, che non andava bene che una bambina di due anni pretendesse che sua figlia di otto anni giocasse come voleva lei (due anni VS otto anni… non so se mi spiego), che all’asilo si sarebbe trovata malissimo, che era anarchica e non andava bene che non avesse orari per mangiare e per dormire.
Arrivò ad attaccarmi durante un coordinamento pedagogico di fronte ad altre persone perlopiù sconosciute, enumerando tutto ciò che io facevo e che non andava bene, chiedendo – in pratica – alla pedagogista di darle ragione e farmi notare che pessima madre fossi.

Sua figlia, di sei anni più grande, faceva a Sveva dei dispetti terribili: dall’invitarla a giocare in camera sua per poi, quando la piccola arrivava davanti alla porta, sbatterle la porta in faccia facendola piangere al darle dei calcetti mentre faceva le scale con l’intenzione di farla cadere. Naturalmente cotanta madre non vedeva mai nulla…

A distanza di 4 anni vorrei farle vedere come viene su una bambina con un buon attaccamento, che al supermercato saluta con entusiasmo chiunque incontri, che se si è in prossimità di qualche festività fa gli auguri agli sconosciuti per strada: “Buona pasqua, signora”. Che al parco, se sta salendo sullo scivolo e vede arrivare un bambino più piccolo, si scansa e lo invita a passare, che quando è ora di andare via, va a cercare l’amichetta appena conosciuta per salutarla e le stampa un bacio sulla guancia, che incontra una delle maestre del suo vecchio asilo mi chiede “Mamma, possiamo offrirle una delle mie caramelle?” (maestra che poi commenta “lei è sempre generosa, come a scuola, non si può non volerle bene, non litiga mai con nessuno, è sempre attenta ai piccoli).

Della sua non ho più saputo nulla; ruppi l’amicizia che stava diventando veramente invadente e pesante quel giorno stesso del coordinamento, non senza averle dato una risposta “sentita” ma che non mi lasciò soddisfatta, tanto che, a distanza di anni, ancora vorrei togliermi qualche sassolino dalla scarpa. Non è proprio rancore, però spesso mi capita di notare certi comportamenti di Sveva e pensare: “Alla faccia di quella…”. E qui mi censuro.

Il motivo per cui non riesco a dimenticare è che comunque quel periodo fu molto brutto per me, dovevo incontrarla per motivi di lavoro, mi trovavo coinvolta in telefonate eterne, si presentava a casa mia senza essere stata invitata e in più venivo pesantemente e continuamente criticata; ad un certo punto persino sul quantitativo di pasta che mangiavo o su cose più intime. Divenni la sua vittima designata e mi trovai nel pieno di una depressione, con questa saputella-spara­sentenze che ogni volta che ci incontravamo aveva qualcosa ­- di negativo ovviamente – da dire su mia figlia. Figlia che secondo me, e secondo chiunque altro l’abbia conosciuta, era un tesoro anche allora e aveva comportamenti assolutamente normali per una bambina di due anni.

Per me, per come l’ho vissuto, si è trattato di vero e proprio bullismo nei miei confronti, bullismo tra madri mascherato da “sincerità”, questo diceva lei: te lo dico perché ti voglio bene (pensate se le fossi stata antipatica…).
Ecco, se tendete a dare consigli non richiesti, pensateci due volte. Se di fronte a voi avete una madre che dorme con sua figlia e voi disapprovate la scelta, domandatevi se questo abbia qualche ripercussione sulla vostra vita e se la risposta è ­ – come immagino -­ un sonoro NO, lasciate perdere. Se pensate che la vostra amica vizi suo figlio perché lo tiene sempre in braccio, tenete il commento per voi, non le serve la vostra opinione, non vuol il vostro punto di vista. Lei è felice, lo è suo figlio, siate felici anche voi per loro.

Se credete che il latte dopo una certa età diventi acqua, chiedetevi come fate a sapere questa cosa e se l’avete in qualche modo verificata prima di vomitarla addosso ad una donna alle prese con uno scatto di crescita e che ha già mille dubbi suoi.

Se ritenete che un bambino di due anni che non vuole condividere i giochi sarà un mostro, informatevi prima di dirlo, scoprirete che invece è assolutamente sano e fisiologico che non voglia farlo.

E a voi, sì, proprio a voi che siete alle prese con la suocera invadente, la mamma che sa come si fa perché si è sempre fatto così, l’amica che vi critica perché vi siete lasciate andare, la vicina che aveva i figli che dormivano tutta la notte nella loro cameretta dal giorno in cui sono tornati a casa dall’ospedale, il conoscente che vi suggerisce di mettervi il peperoncino sul seno per svezzare la vostra bimba dico: non permettere a NESSUNO di minare la vostra sicurezza, di farvi sentire madri mediocri o -­ peggio -­ sbagliate.

Chi vi vuole bene ve lo dimostra e se davvero sente che c’è qualcosa che non va, ve lo dirà nel più delicato dei modi, rispettosamente e senza farvi soffrire.
Chi vi vuole bene difende il vostro diritto ad essere le madri e i padri che avete scelto di essere. I figli crescono, le fasi passano, la notte si dorme di più, l’allattamento finisce… ma certi ricordi rimangono esattamente come quelli delle prese in giro a scuola o delle prevaricazioni subite dal bulletto di quartiere.

Diciamo di NO, per i nostri figli ma anche per noi, per i figli che siamo stati e che sempre saremo.