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La giornata di una piccola Homeschooler

Si alza con calma, quando ormai fa chiaro; arriva in sala dove io sto lavorando. È il momento della giornata che amo di più: sento il pit­pat dei suoi piedini nudi – ovviamente nudi – sul pavimento, compare con i capelli arruffati, gli occhi socchiusi per difenderli dalla luce artificiale, si gratta il nasino, la boccuccia imbronciata. Buongiorno amore! ­
le dico – come va? Lei mi corre incontro, mi abbraccia, appoggia la testa nell’incavo del mio collo e si lascia coccolare un po’. Mentalmente mi chiedo per quanto tempo ancora sarà così ma poi scaccio la domanda e mi godo il momento.

Si prepara la colazione, ogni giorno diversa. La consuma con calma, rimane pensierosa per un po’. Prende la chitarra – che non sa suonare – e strimpella in qualche modo mentre canta “Via dei matti” inventando le parole e creando rime strampalate. Se non funzionano ci riprova, a volte sono un po’ forzate ma la lezione di musica e poesia procede in qualche modo.

Poi decide che è arrivato il momento di dedicarsi alla cucina e prende il libro delle ricette da favola, controlla le ricette che le piacciono di più, legge gli ingredienti che servono e va a controllare se abbiamo tutto ciò che serve. Non ha ancora ben capito come funziona la storia dei grammi allora glielo rispiego.

In un cestino mette la sua bambola preferita, ci gioca qualche minuto prima di rimetterla giù. Intanto chiacchieriamo, io a volte le chiedo di aspettare, perché altrimenti mi deconcentro dal mio lavoro e le ricordo che anche lei deve lavorare un po’.

Che facciamo?

Prende il suo quadernone ad anelli su cui non ha più scritto nulla da prima di Natale, decide il titolo: LA SETTIMANA. Poi inizia a scrivere: il primo giorno è lunedì e faccio danza acrobatica. Poi disegna sé stessa che fa il ponte insieme alla sua amichetta bionda, domani intende scrivere le attività preferite del martedì e così via per tutta la settimana.

scrivo

Si interrompe cento volte, guarda fuori dalla finestra, sogna ad occhi aperti. È un lavoro lungo che spesso, a scuola, si fa sulle schede precompilate ma io credo sia molto più bello fare tutto sul quaderno, titolo, scritte, disegni e lei è d’accordo con me.

Me la immagino in una classe scolastica e sorrido perché io ero uguale a lei, una sognatrice che si distraeva facilmente ma lei a differenza mia ha la fortuna di potersi fermare quando ne sente il bisogno.

Dopo è il turno di matematica, fa qualche sottrazione poi inizia a formulare problemi che come risultato hanno sempre zero: se io ordino tre armadi all’IKEA e non me li consegnano, quanti armadi ho? ZERO! E se io vado a comprare 13 mele e mentre torno a casa me le mangio tutte, quante ne rimangono? ZERO! Però se ne mangio solo dieci allora ne rimangono tre.

numeri

Mentre fa le sottrazioni gioca con la micetta, ha sei mesi ed è piena di vita, proprio come la mia bimba. Io intanto lavoro, rispondo alle sue domande, mi dimentico di guardare l’ora e ad un certo punto ci rendiamo conto di avere fame per cui insieme prepariamo qualcosa di veloce.

Dopo faremo un po’ di pulizie, lei ha i suoi compiti come sparecchiare, caricare la lavatrice, spazzare, lavare tazze e bicchieri della colazione, ritirare i suoi giochi… Siamo una famiglia e quindi è giusto che ognuno – maschio o femmina, grande o piccolo – collabori come può. Dopo pranzo è il momento di leggere qualcosa; lei prende il suo libro e si esercita nella lettura, poi le leggo io qualcosa di più impegnativo. Il fatto che ora possa leggere da sola non significa che io non leggerò più per lei, anzi, al contrario ci tengo molto a mantenere questo momento.
Poi si veste, prepara tutto quello che le servirà per danza. Oggi è lunedì, il suo giorno preferito perché fa danza acrobatica. Abbiamo ancora un po’ di tempo per guardare un cartone animato e poi si va, lei corre incontro alle sue compagne di danza, ridono, giocano, si rincorrono mentre aspettano che inizi la lezione. Io intanto chiacchiero con le altre mamme e nonne.

Quando torniamo a casa lei è felice e stanca, prepariamo la cena, aspettiamo il papà, portiamo fuori la nostra cagnolina, parliamo, leggiamo ancora oppure guardiamo una serie TV che ci piace. La nostra giornata non è troppo diversa da quella di tanti altri bambini, anche Sveva ha da fare “i compiti”, io lavoro, a volte litighiamo.

La differenza principale sta nella libertà che ha e di cui deve imparare a fare buon uso: si alza al mattino quando è pronta a svegliarsi, mangia quando ha fame, ha modo di rilassarsi quando ne ha bisogno, fare delle pause, pensare senza sentire la pressione del tempo che passa o del voto, può sbagliare senza angosciarsi, ascoltare la musica che le piace e avere un abbraccio ogni volta che ne ha bisogno.
Ma questo non significa che non abbia dei doveri: li ha verso se stessa perché avere un’educazione è fondamentale, tanto più per una donna, tanto più in questo momento storico così particolare.

Il nostro homeschooling si concluderà ad agosto quando inizierà ad andare a scuola perché ci trasferiremo ma di questo anno io sono certa che entrambe ne faremo tesoro per sempre!

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